Violent repression in Brazil disguised as struggle to the corruption (IT)

Arrests, shoot-outs against workers and students, threats, repercussions on the political affiliations, suspension of the human rights and the guarantees. In a violent silence from politics and the western media, Brazil relives the signs of a past that frightens. We receive and we publish the article of Dario de Sousa and Silva Filho – sociologist and professor of the National university of Rio de Janeiro, UERJ about what it is happening in Brazil.

 

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Arresti, sparatorie contro lavoratori e scuole di partito, minacce, ripercussioni sulle appartenenze politiche, sospensione dei diritti e delle garanzie. In un silenzio violento da parte della politica e dei media occidentali il Brasile rivive i segni di un passato che fa paura. Riceviamo e pubblichiamo il racconto di quanto sta succedendo in Brasile e che Dario de Sousa e Silva Filho – sociologo e professore presso l’Università Statale di Rio de Janeiro, UERJ – sta vivendo in prima persona: da un anno il governo Temer ha avviato una politica di oppressione delle classi sociali più deboli con tagli degli stipendi e della spesa sociale e di repressione violenta delle proteste e dei movimenti, mentre regala esenzioni fiscali alle aziende private. Il tutto travestito dalle esigenze di austerità contro la crisi economica e di lotta alla corruzione, nell’indifferenza dei media e delle istituzioni in Italia e Europa. Un’importante riflessione sul rischio di deriva autoritaria delle istituzioni democratiche.

La giovane democrazia brasiliana, ristabilita nel 1985 dopo la dittatura militare, sta vivendo oggi una crisi profonda. La presidente Dilma Rousseff ha subìto un processo di impeachment per aver utilizzato risorse destinate al settore agricolo senza consultare il Congresso. Anche se non sussiste reato nel procedimento, la destituzione della presidente è stato il risultato di un forte contrasto dell’opposizione per bloccare la sua azione di governo a seguito della rielezione nel 2014.

Gli oppositori sono stati espliciti nel loro progetto di paralizzare la gestione governativa e accusare gli esponenti del partito di Dilma (il PT, Partido dos trabalhadores, Partito dei lavoratori) per casi di corruzione relativi all’industria petrolifera brasiliana Petrobras. Anche se la corruzione politica coinvolge principalmente i partiti dell’opposizione, i giudici hanno preferito preservare personaggi di rilievo come il Ministro José Serra e l’attuale presidente Michel Temer, del PMDB, il Partito del Movimento Democratico Brasiliano, ex vice della Rousseff.

La magistratura, con il supporto di 5 famiglie che dominano le grandi società dei media brasiliani, ha prodotto una memoria distorta riguardo la versione brasiliana dell’operazione mani pulite (Operação Lava Jato, autolavaggio, ndr): essendo infatti palesemente politicizzata, agisce selettivamente e a fini politici proteggendo fin qui le figure più importanti coinvolte in indagini di corruzione.

Pagamenti e incentivi sono sempre più a beneficio dei magistrati. Anche in tempo di crisi. Chiaramente la spesa pubblica è diretta a soddisfare gli appetiti politici e aziendali e questo include un aumento della spesa, senza nessuna attenzione alle reazioni del popolo nei confronti dell’attuale governo. La maggior parte degli intellettuali e degli attivisti a livello mondiale concordano sul fatto che si tratta di un colpo di stato parlamentare che rimuove in realtà i diritti civili, come il diritto di sciopero, il livello minimo di investimento per salute e istruzione nel bilancio dello stato e, oltre a ciò, mutila la costituzione del 1988. In seguito alla crisi, nonostante le esenzioni fiscali alle imprese, si è verificato un crollo economico in grandi regioni come Rio de Janeiro, governate da partiti che hanno sostenuto il colpo di stato e dove i lavoratori statali e quelli in pensione non vengono pagati da mesi.

Nel suo significato di base corruzione significa deviazione o deterioramento: questo accade attraverso veri e propri scambi di favori tra attori statali e grandi aziende private. Il sistema corruttivo è anche presente nell’azione delle forze dell’ordine o nelle misure in atto volte alla privatizzazione dei diritti, come succede in molti paesi latinoamericani. Quindi, la corruzione diventa così un modo per controllare le aziende e gestire un immenso Paese «come se fosse un’azienda». Un esempio particolare è quello di Rio de Janeiro, in cui il governo statale mette in pratica una strana concezione di austerità e gestione della crisi: corruzione sostenuta dal governo centrale e violenza repressiva.

Sono professore presso l’Università dello stato di Rio de Janeiro, ho partecipato a più proteste e manifestazioni negli ultimi mesi che negli ultimi 20 anni della mia vita. Da 12 mesi noi dipendenti accademici, come tutti i lavoratori statali di Rio de Janeiro, abbiamo ricevuto consecutivamente gli stipendi in ritardo e a rate. Si è arrivati al punto anche di lasciare senza contribuzione alcuni lavoratori pubblici e pensionati e nei prossimi giorni potrebbe essere approvata addirittura la riduzione dello stipendio per tutti i lavoratori statali.

Le conseguenze causate da questo governo Temer per gli investimenti in salute, sicurezza, istruzione e ricerca sono immense. L’università ha ricevuto meno del 10% della somma di solito prevista per la gestione ordinaria, mentre gli agenti della sicurezza non hanno ricevuto le risorse per la benzina delle auto della polizia. Il governo dello stato di Rio ha decretato la crisi finanziaria, ma al tempo stesso ha approvato esenzioni per le grandi imprese pari a 138 miliardi di reais, circa 37.417 milioni di euro. Alcune di queste aziende hanno partecipato al finanziamento della campagna elettorale del partito di governo, il PMDB, nelle elezioni regionali.

Nelle ultime settimane il PMDB ha deciso di realizzare azioni che non rientrano nemmeno nella cosiddetta politica di austerità: decretando misure e presentando leggi all’assemblea legislativa statale che mantengono, come priorità politica, il modello di cattiva amministrazione. Questo accade per esempio aumentando le esenzioni fiscali per le aziende (in particolare nei settori delle costruzioni e dei trasporti, ma anche gioiellerie e «centri massaggi per uomini»). Questo tipo di misure stanno generando un’escalation di proteste. Il tema centrale delle manifestazioni è quindi un dissenso generale contro il colpo di stato parlamentare, che ha portato all’insediamento del governo di Michel Temer e del PMDB. Il tono della protesta è pacifico e si aggiunge alle manifestazioni degli studenti dei licei pubblici che stanno occupando le scuole contro le pesanti condizioni di precarietà messe in atto.

Fonte: Il Corsaro